La mia India
Andare in missione in India: un sogno che si è realizzato!
Potrei sintetizzare così la mia indimenticabile esperienza, in viaggio per l’India del Sud, insieme alla nostra preziosa e irrinunciabile Suor Paola (che, insieme a Madre Aurelia, non smetterò mai di ringraziare) e a Teresa, Emma, Rosa e Luigi, compagni simpatici e pieni di risorse.
Il nostro obiettivo era di visitare le missioni delle S.O.M., con le loro scuole, l’ospedale, il lebbrosario e i vari centri di accoglienza di cui si occupano in maniera trasversale, incontrando i bambini adottati a distanza con il progetto delle nostre suore e quanti attendono la nostra generosità.
Abbiamo portato materiale didattico, caramelle, vestiti, i soldi per il pozzo dei lebbrosi e altri contributi economici e ne abbiamo ricavato molto di più…in Spirito e preghiera!
Mentre scrivo è trascorso meno di un mese dal mio ritorno e le emozioni sono ancora tante.
Sono tornata, piena di gioia e di entusiasmo.
Sono tornata, arricchita e piena di idee (per tornare ancora!).
Sono tornata, dopo un'esperienza sconvolgente in tutti i sensi.
Rieccomi, per provare a raccontarvi quanto vissuto.
Rieccomi a cercare di rendere virtuali emozioni ineffabili.
Rieccomi, per testimoniare l'unicità di questo viaggio in India, perché chiunque ne legga possa esserne "travolto" (non per la mia bravura, ma per l’intensità di una simile esperienza) e venire con me la prossima volta!
Ho negli occhi gli enormi spazi verdi del Kerala e le sue palme slanciate, la polvere della terra rossa della savana dell'Andra Pradesh, i riflessi dei tramonti sul mare arabico: l'India è un paese incantevole.
Ho negli occhi le capanne di paglia dei villaggi tribali, le tende di plastica ai bordi delle strade Calcutta, i semafori avveniristici di Bangalore: l'India è un paese pieno di contrasti.
Ho negli occhi i colori accesi dai saari delle donne, dei fiori da offrire al tempio o dei panni stesi ad asciugare sulla terra, vicino al fiume: L'india è un paese davvero accogliente.
Ho visto la povertà più vera: in India non hanno neppure l'acqua in alcune zone.
Ho visto i lebbrosi e ho danzato e cantato con loro: non hanno pezzi di pelle, non hanno gli arti, ma hanno un grande senso di gioia e ospitalità.
Ho visto gente chiederti "school pens"come fossero oro: il grande male dell'india è l'ignoranza.
Non ho visto per giorni e giorni persone di colore bianco: nell'India del sud noi eravamo una vera attrazione e i bambini ti aspettano ai bordi delle lunghe strade che attraversano la savana in attesa di una caramella magari.
Non ho visto case lussuose, neppure presso le famiglie più agiate che hanno fortunatamente i figli a studiare in America; è tutto estremamente semplice, come la tomba di Madre Teresa: un altare al centro di una stanza del convento dove ha vissuto a Calcutta, con alle pareti foto e disegni che ripercorrono la sua vita, con le didascalie scritte a penna e neppure un'immaginetta da portare via come ricordo.
Non ho visto macchine moderne: avere una Fiat è un lusso per pochi, ci sono vecchie auto, autobus colorati, gli auto-richo e km e km da fare a piedi.
Ho fatto la doccia con la brocca: nelle case dell'India i rubinetti sono alti al massimo mezzo metro...
Ho viaggiato per ore e ore stipata dietro a una jeep, con l'eterno dubbio: meglio tenere i finestrini chiusi e soffrire il caldo, oppure aprirli e far entrare la terra?
Ho bevuto acqua bollita, perché le suore della missione dei tribali non avevano potuto comprarci l'acqua imbottigliata.
Sono stata sempre benissimo: la gioia nel realizzare il mio vecchio sogno ha avuto la potenza del più efficace dei vaccini.
Neppure lo slalom tra gli scarafaggi a Calcutta mi ha scalfita (io, che non vado neppure in campeggio!).
O l'aver avvicinato i lebbrosi: ne ho solo che guadagnato in Spirito.
Ma la forza che avevo pregato di avere, l'ho trovata in loro: i bambini!
Ho nel cuore i loro sorrisi e le loro piccole mani tese: l'India è un paese che ha bisogno della nostra attenzione.
Ho nel cuore la loro gioia di vivere: in India, più sono poveri e più sono generosi.
Ho nel cuore centinaia e centinaia di bambini, che mi stanno intorno e giocano e ballano e ridono con me: L'India mi chiama ancora!
(scritto il 5 maggio 2002)